SI RIPARLA DI CONFEDERAZIONE, FINALMENTE!

1 luglio 2011
Il presidente della BCE Jean-Claude Trichet ha ribadito che per trarre tutte le lezioni politiche dalla crisi occorre guardare avanti in modo ambizioso con l’obiettivo di "dotarsi di una confederazione di Stati sovrani con un ministero delle Finanze per gestire in modo ottimale" gli affari economici. Il ministero delle Finanze dovrebbe far parte di "un governo confederale".  L’anziano banchiere, giunto ormai al termine del proprio mandato presso l’istituto di Francoforte, ha trovato finalmente il coraggio di richiamare l’attenzione su obiettivi ambiziosi. Non a caso il suo  discorso si intitola “Revitalising the European Dream: A Corporate View”. Speriamo che ora lo stesso coraggio si affacci anche nell’animo di qualche potente politico europeo, che il coraggio sembrano averlo ormai definitivamente smarrito.

LA SENTENZA “EL DRIDI”

3 giugno 2011
Qualche tempo fa avevo espresso preoccupazione per il mancato recepimento della direttiva n.115 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008, recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare.  Tale omissione ha determinato, il 28 aprile scorso, l’emissione di una sentenza della Corte di Giustizia UE che è già divenuta piuttosto nota: la sentenza "El Dridi".  Molti commentatori ne hanno già sottolineato taluni aspetti, mettendo soprattutto in risalto il principio – in verità ormai indiscusso da anni – della prevalenza del diritto europeo su quello nazionale. Ci sarebbe invece ben altro da evidenziare: il mancato recepimento di una direttiva non coincidente con la legislazione nazionale non è certo un’astuzia che abbia qualche speranza di successo (e non bisogna essere specialisti di diritto internzionale per saperlo). E ancora:  le direttive non le emana "Bruxelles"!. Le discutono e infine le approvano i rappresentanti nazionali, amministrativi e politici. Anche quelli italiani, che potrebbero (rectius ne avrebbero il dovere) difendere meglio gli interessi del Paese. Prima che sia troppo tardi per farlo e che un giudice europeo, necessariamente, lo attesti con una propria sentenza.

I TRATTATI CONSOLIDATI

31 maggio 2011

Dal 1° dicembre 2009, data dell’entrata in vigore del trattato di Lisbona, il "trattato che istituisce la Comunità europea" è stato ridenominato "trattato sul funzionamento dell’Unione europea". Gli articoli, le sezioni, i capi, i titoli e le parti del trattato sull’Unione europea e del trattato sul funzionamento dell’Unione europea sono stati rinumerati. Pubblichiamo quindi il testo della G.U. europea dove è possibile consultare sia il TUE, sia il Trattatto sul funzionamento dell’UE, sia la Carta dei diritti fondamentali dell’UE.
Da questo link, inoltre, è possibile accedere direttamente alla pagina inerente al trattato che si desidera consultare.

ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

4 gennaio 2011

Manuale di "organizzazioni internazionali".     L’edizione disponibile è aggiornata al  mese di gennaio 2011. Vi sono contenute le novità introdotte nell’ordinamento comunitario dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona.   Visualizza il manuale.

NON RECEPITA LA “DIRETTIVA RIMPATRI”

23 dicembre 2010
La direttiva n.115 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008, recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale n. L 348 del 24/12/2008, avrebbe dovuta essere recepita dall’Italia entro il 24.12.2010. Ciò non è avvenuto e la lacuna comporterà ora, presumibilmente, l’avvio di una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia.  Peraltro, in virtù dell’ormai consolidato principio di prevalenza del diritto europeo su quello nazionale, il mancato recepimento avrà conseguenze disastrose anche sulla legislazione applicabile nel nostro Paese, che ora non potrà che apparire contraddittoria e priva di ogni coordinamento, con le connesse difficoltà, per i magistrati, di applicare il diritto vigente in maniera univoca e coerente.

USCIRE DALL’EURO(PA) ?

21 dicembre 2010
Sempre più spesso, negli ultimi mesi, si va diffondendo l’ipotesi che alcuni dei Paesi membri dell’UE che hanno adottato la moneta unica possano uscire dall’area Euro e che tra questi possa esservi, medio tempore, anche l’Italia. Prima di esprimere la mia personale opinione su tale questione (e il mio giudizio su quanti alimentano le voci indirizzate in quella direzione) esaminiamo gli elementi giuridico-economici che ne sono il fondamento.
L’euro è entrato in vigore per la prima volta il 1º gennaio 1999 in undici degli allora quindici stati membri dell’Unione; a questi si aggiunse la Grecia, che fu ammessa nell’eurozona il 1º gennaio 2001. In questi primi dodici Stati l’euro entrò ufficialmente in circolazione il 1º gennaio 2002 sotto forma di monete e banconote.
Regno Unito e Danimarca possiedono una speciale deroga al trattato di Maastricht che li esime dall’obbligo formale di aderire alla divisa comune.
Un tredicesimo Stato, la Slovenia, entrata nell’Unione nel 2004, fu ammessa nella zona euro il 1º gennaio 2007. Con procedura analoga, Malta e Cipro vennero a loro volta ammessi nella zona euro dal 1º gennaio 2008. Dal 1º gennaio 2009 il sedicesimo Paese ad adottare come moneta l’euro è stato la Slovacchia. Dal 1º gennaio 2011 anche in Estonia circolerà la moneta unica.
I testi giuridici che hanno istituito il Sistema europeo di banche centrali (SEBC) – il Trattato di Maastricht e lo Statuto del SEBC del 1993 – si basano sull’assunto che ogni Stato membro dell’UE adotterà l’euro e che il SEBC svolge tutti i compiti connessi alla moneta unica. Inizialmente impiegato senza un fondamento ufficiale, il termine “Eurosistema” appare ora nel Trattato di Lisbona (cfr. articolo 282 del vigente Trattato sul funzionamento dell’Unione europea).
Dunque, a mio parere, alla luce dei trattati europei vigenti, un’uscita dalla moneta comune non è prevista e quindi non è possibile. 
È sancita dal trattato di Lisbona, invece, la possibilità di uscire dall’Unione (art 50 TUE), suggerita e propugnata (non senza ricevere al riguardo giustificate critiche) da Giuliano Amato già ai tempi della Convenzione europea di Giscard d’Estaing.  
Rebus sic stantibus, quindi, sarebbe praticabile l’uscita dall’UE – sebbene al termine di una complessa procedura e a costo di rischi politici e sociali non certo indifferenti – ma non quella dall’Euro.
Della mia stessa opinione sembra essere un illustre economista, Luigi Spaventa (vedi qui il testo di un suo intervento), mentre il suo altrettanto insigne collega Paolo Savona (vedi qui un articolo che riporta la sua posizione in merito) appare pensarla in maniera diametralmente opposta.
Certo, ragionando in astratto, tutto può essere ipotizzato, anche il ritorno al baratto come unica forma di transazione economica. Ma chi occupa importanti incarichi politici o vanta un rinomato curriculum accademico in campo economico dovrebbe misurare in maniera più oculata le proprie affermazioni, anche per evitare che esse possano essere strumentalizzate da chi persegue fini scellerati. Non andrebbe mai dimenticato, inoltre, quel sacrosanto principio che il diritto romano ci ha insegnato: pacta sunt servanda.
Quali sarebbero, infatti, i vantaggi dell’uscita dall’Euro? La possibilità di svalutare la moneta locale rispetto al dollaro e allo stesso Euro, accrescendo così le possibilità di esportazione; la piena libertà da parte del governo e delle autorità monetarie nazionali di far lievitare l’inflazione; infine il potenziale ricorso al default, nel caso che l’entità del debito pubblico divenisse insostenibile.
Tradotto in termini pratici: molti vantaggi per speculatori ed evasori pronti (e probabilmente già adusi) ad esportare la propria liquidità in paradisi fiscali (o semplicemente oltre ponte Chiasso) e la rovina economica per la stragrande maggioranza degli altri cittadini, lavoratori, pensionati, piccoli risparmiatori.
Aveva certamente ragione Tommaso Padoa Schioppa, recentemente scomparso, quando affermava che l’Euro, valuta senza Stato, si sarebbe rafforzato soltanto attraverso il rafforzamento complessivo dell’Unione Europea. Ebbene le voci di una possibile uscita dall’area Euro, alimentate non solo dai blog di sconosciuti frequentatori della rete, ma, ahimè, dall’opinione di politici, economisti e finanzieri, ha esattamente l’effetto contrario. Non solo indebolisce l’Euro, ma anche l’Europa, in un momento storico, tra l’altro, in cui i rappresentanti di vertice delle istituzioni dell’Unione non brillano certo per audacia e carisma.

NUOVA ORGANIZZAZIONE DELLA GESTIONE CRISI

27 giugno 2010
Sulla G.U. n. 139 del  17 giugno 2010  è stato pubblicato il DPCM 5 maggio 2010, relativo all’organizzazione nazionale per la gestione di crisi. L’organizzazione per le crisi determina, tra l’altro, le misure di contrasto di quelle situazioni di crisi che sono gestite in ambito ONU, NATO, UE e OSCE o in ambito di altre organizzazioni internazionali di cui l’Italia è Paese membro. Opera analogamente, a seguito di determinazione del Presidente del Consiglio, in ogni altra situazione di crisi che richiede l’assunzione di decisioni governative nazionali, coordinate in sede interministeriale. Per quanto riguarda le situazioni di emergenza, queste sono affrontate e gestite nelle sedi a ciò preposte. Il decreto istituisce il Comitato Politico Strategico (CoPS) per l’indirizzo e la guida strategica nelle situazioni di crisi e il Nucleo Interministeriale Situazione e Pianificazione (NISP) per il supporto del CoPS. Confermato il ruolo  della Commissione Interministeriale Tecnica della Difesa Civile (CITDC). Abrogato il Manuale nazionale per la gestione delle crisi del 1994. Il testo del DPCM.

INIZIATIVA PER L’EUROPA

22 giugno 2010

   In questo periodo di crisi, non solo economica, ma soprattutto morale e politica, per l’Europa è importante ritrovare idee e spinta propulsiva per tornare sulla "retta via" dell’integrazione, quella tracciata dai Padri dell’Unione, traditi, ora, da successori non sempre all’altezza.  A questo scopo l’Università di Roma "La Sapienza" ha lanciato una iniziativa intelligente e coraggiosa che ha lo scopo di risvegliare le coscienze e gli ideali.   Ecco il "manifesto" dell’iniziativa.

PREFETTO O PREFETTURA ?

16 giugno 2010

Una recente ricerca effettuata da uno dei Dipartimenti del Ministero dell’Interno dimostra che la cittadinanza riconosce al Prefetto sul territorio la capacità (e soprattutto la terzietà) necessaria per risolvere o almeno tentare di risolvere i contrasti sociali esistenti sul territorio. E’ dunque confermato che l’antipatia verso l’istituzione è riferita alla Prefettura (intesa come palazzo, buio e polveroso, sede di una burocrazia inutile e anzi dannosa) e non del Prefetto, che è invece considerato, anche in territori "difficili", l’interlocutore ideale per far arrivare "a Roma" gli input della italica provincia.

 

 

 

EUROPA, RIALZATI !

13 giugno 2010

   Dopo molti mesi di inattività il sito torna a vivere. Un doveroso grazie a Simone Agostini: senza il suo aiuto e la sua competenza tecnica questo traguardo non sarebbe stato possibile. La rinascita del sito – un blog sull’Europa e gli europei – corrisponde ad un momento particolarmente buio  per l’intera società del vecchio continente. Non è solo l’economia a preoccupare, ma il futuro dell’intera costruzione europea. Per rialzarsi dallo stato di frustrazione in cui è precipitata l’Europa ha bisogno, prima di tutto, di cultura, idee, consapevolezza del proprio ruolo e della propria storia. Con modestia, ma convinzione, cercherò di fare la mia parte.